C’è un momento preciso in cui la progettazione pedagogica abbandona le carte ministeriali e prende vita, trasformandosi in emozione pura. Questo è ciò che si è palesato agli occhi dei numerosi visitatori della mostra didattica conclusiva della Scuola dell’Infanzia “Pio Legato Cocchia”, un evento che ha saputo coniugare lo stupore della narrazione con il rigore di un percorso educativo d’eccellenza.
Il tema portante, la fiaba come veicolo di insegnamento, è stato sviscerato e declinato con straordinaria sensibilità e intelligenza pedagogica, dimostrando come i racconti tradizionali siano ancora oggi il mezzo più potente per esplorare le emozioni, la crescita e l’inclusione.
L’esperienza immersiva è iniziata fin dalla soglia: una suggestiva tenda decorata con fiori ha segnato il confine tra la realtà cittadina e il “mondo fantastico”. Ad accogliere il pubblico, un grande libro con l’iconico “C’era una volta…” e le figure dei quattro protagonisti delle storie, un preambolo perfetto che ha subito catturato lo sguardo e acceso la curiosità.
Nell’atrio della scuola, l’allestimento dei banchi ha offerto una panoramica ricca, colorata e dettagliatissima dei percorsi svolti dalle diverse sezioni, divisi per tappe di crescita.
I più piccoli hanno affrontato la fiaba di Cappuccetto Rosso. Accanto alla classica e dettagliata ricostruzione della casa della nonna, a colpire sono stati i dispositivi catartici: il “lupo mangia-paure”, uno strumento geniale per aiutare i bimbi a verbalizzare e superare le proprie ansie, e la bellissima reinterpretazione del cestino di Cappuccetto, trasformato in un “cestino della gentilezza”, dove il cibo diventa metafora di gesti e parole d’amore verso l’altro.
La sezione dei 3 anni ha dato vita alle avventure del burattino più famoso del mondo: Pinocchio. A catturare l’attenzione sono stati i burattini artigianali e la riproduzione della balena, ma il vero valore aggiunto è stato l’interessante collegamento extra-testuale. Le insegnanti hanno saputo guidare i bambini oltre la favola collodiana, integrando il percorso con la realizzazione di libricini ispirati a quattro parabole evangeliche e la lettura del testo “Avrò cura di te”, stimolando una profonda riflessione sulla responsabilità e la crescita personale.
Per i bambini di 4 anni, Pollicino è diventato il pretesto per esplorare lo spazio, l’ingegno e la geometria. Oltre ai simboli iconici della storia – come i celebri sassolini, le coroncine e gli stivali – i bambini si sono misurati con il tangram della casa, un esercizio di logica e scomposizione delle forme geometriche che dimostra come la fiaba possa tradursi in competenze matematiche e di problem solving.
I “grandi” della scuola hanno lavorato sul tema dell’identità e del cambiamento attraverso Il Brutto Anatroccolo. Splendidi i lavori personali che hanno illustrato la metamorfosi del protagonista attraverso il ciclo delle quattro stagioni, realizzati con tecniche pittoriche diverse e arricchiti da un puzzle gigante. Il vero capolavoro della sezione, però, è stato il ritratto collettivo: un maxi cartellone in cui ogni bambino ha disegnato se stesso, celebrando l’unicità di ciascuno all’interno del gruppo. Un inno visivo all’inclusione e all’autostima.
La mostra ha registrato una grande affluenza di pubblico, un’esplosione di entusiasmo che ha unito piccoli e grandi. La partecipazione numerosa e calorosa dei genitori, specialmente dei nuovi iscritti, è stato il segnale più limpido di una forte sinergia tra scuola e famiglia, una preziosa occasione per stare insieme e fare comunità.
Questo momento di condivisione ha permesso di rinsaldare ulteriormente il profondo legame che unisce le famiglie alle Suore Piccole Missionarie Eucaristiche che gestiscono, da oltre mezzo secolo, la scuola dell’infanzia, pilastri instancabili di questa realtà educativa. Una presenza, la loro, che si riflette nella cura quotidiana dei bambini e nella capacità di trasmettere un valore fondamentale: credere fermamente nel loro messaggio spirituale e pedagogico di rigenerare nell’amore.
Questa mostra didattica ha dimostrato che la scuola dell’infanzia non è solo un luogo di apprendimento, ma un laboratorio di vita. Un grande plauso, allora, ai piccoli artisti che ci hanno ricordato che, guidati dall’amore, si possono spiegare le ali e diventare splendidi cigni.
Federica Taccone



















