Famiglie e scuola: insieme per COSTRUIRE un percorso educativo solido

Famiglie e scuola: insieme per COSTRUIRE un percorso educativo solido

Giovedì 22 ottobre, la nostra scuola dell’infanzia ha aperto le sue porte alle famiglie per un momento di condivisione e dialogo dedicato alla presentazione della progettazione didattica, dal titolo «Un mattoncino alla volta imparo a costruire». Un’occasione preziosa questa per raccontare il percorso educativo che accompagnerà i bambini durante l’anno e per riflettere insieme sul valore del crescere e dell’imparare attraverso l’esperienza.

Una riflessione che prende avvio dall’analisi della premessa pedagogica e del contesto socio-culturale odierno, caratterizzato dalla simultaneità e dal “tutto e subito”. Durante l’incontro è stata posta grande attenzione ai rischi della digitalizzazione precoce, contrapponendo la frenesia degli schermi a un fare attivo, manipolativo e riflessivo. La scuola si pone così come “cantiere educante”, uno spazio che restituisce ai bambini il valore del tempo, della materia e della gradualità, ispirandosi ai grandi pensatori come Comenio, Montessori, Piaget, Vygotskij e Bruner.

Costruire significa, infatti, accettare che non tutto riesca al primo tentativo. L’errore non è qualcosa da temere o da nascondere, ma un passaggio prezioso per comprendere, modificare, ricominciare e trovare nuove soluzioni. È proprio attraverso i tentativi, anche quelli meno riusciti, che il bambino sviluppa autonomia, sicurezza nelle proprie abilità e capacità di affrontare le difficoltà.

È stata inoltre sottolineata l’unicità di ogni bambino, con il suo modo personale di immaginare, creare e dare forma alle proprie idee. Ogni elaborato, anche quando appare imperfetto agli occhi di un adulto, possiede un valore autentico, perché racconta un percorso, un’esperienza e una scoperta. A questo proposito, ha suscitato interesse la riflessione etimologica sul termine autentico, secondo leggende popolari, tradizionalmente associato all’espressione sine cera, «senza cera», da cui il collegamento evocativo con la parola sincero: ciò che è autentico è ciò che si presenta senza maschere, nella sua verità. Un invito a riconoscere e valorizzare le opere dei bambini per quello che realmente sono, senza confronti e senza la pretesa di una perfezione formale.

La presentazione è poi proseguita con l’illustrazione delle tre Unità Didattiche di Apprendimento che scandiranno il percorso annuale: Il Progetto, Le Fondamenta e La Struttura. Tre tappe strettamente connesse, che accompagneranno i bambini dalla scoperta di sé e dall’elaborazione delle prime idee alla costruzione delle competenze, dell’autonomia e delle relazioni. Ogni tappa sarà accompagnata da un albo di riferimento: «La cosa più grandiosa» di Ashley Spires; «(Non) imparerò (mai) a volare» di Penny J. Rimau; «Rosie Revere, l’ingegnera» di Andrea Beaty. Un percorso graduale nel quale ogni esperienza rappresenterà un piccolo mattoncino necessario alla crescita.

La serata non è stata solo un momento di ascolto, ma ha visto i genitori veri protagonisti attraverso un’attività laboratoriale interattiva.

Infatti, dopo aver osservato alcune immagini evocative proiettate sullo schermo, i genitori sono stati suddivisi in due gruppi, corrispondenti alle sezioni dei bambini di 2-3 anni e di 4-5 anni e fatti accomodare all’interno delle aule dove su di un tavolo erano già state predisposte delle flash card che riproducevano le immagini appena viste.

Le insegnanti hanno quindi introdotto la prima parte del racconto di Ashley Spires, che narra di una bambina desiderosa di realizzare qualcosa di grandioso, con un’idea ben precisa in mente e la convinzione di poterla trasformare in realtà. Proprio come la protagonista della storia, ciascun genitore è stato invitato a scegliere una carta e a scrivere sul retro il proprio progetto ideale per il figlio: i desideri, le aspettative, le speranze che accompagnano il cammino di crescita di ogni bambino.

Tutti sono stati invitati a esprimere il proprio pensiero, dando voce a quell’immagine speciale che ogni genitore custodisce nel cuore.

Il racconto è poi proseguito, portando con sé una riflessione ben più profonda. Come accade alla bambina del libro, anche nella vita quotidiana i progetti più belli possono scontrarsi con una realtà diversa da quella immaginata. La stanchezza, il poco tempo a disposizione, i capricci, gli imprevisti di ogni giorno possono mettere alla prova anche le intenzioni più amorevoli, deformando quel progetto iniziale che appariva così perfetto.

Quante volte capita di sentirsi arrabbiati, scoraggiati o inadeguati, proprio come la protagonista del racconto, perché la realtà non corrisponde a ciò che avevamo immaginato?

È stata questa la domanda che ha aperto il secondo momento dell’attività, forse il più intenso ed emozionante dell’intero incontro. Ai genitori è stato chiesto di riprendere la propria carta e di ripensare al progetto iniziale, trasformandolo in un progetto aperto: non più un ideale rigido, da realizzare necessariamente secondo un piano prestabilito, ma un progetto capace di accogliere gli imprevisti, i cambiamenti e le imperfezioni della crescita. Un progetto nel quale il genitore non pretende di avere sempre la risposta giusta, ma si mette in cammino insieme al figlio, imparando giorno dopo giorno a conoscerlo, ad ascoltarlo e ad accoglierlo nella sua unicità.

Le parole condivise, le riflessioni e le emozioni emerse hanno reso questo momento particolarmente significativo. Perché educare non significa costruire un bambino secondo un modello ideale, ma accompagnare una persona unica nella scoperta delle proprie potenzialità, rispettandone i tempi e accogliendone le imperfezioni.

La serata si è conclusa con un momento di profonda riflessione spirituale e comunitaria, attraverso la lettura e l’ascolto della parabola «La casa sulla roccia» dal Vangelo di Luca (Lc 6,46-49). Il paragone con la progettazione risulta essere immediato e significativo: così come la casa che ci presenta Gesù ha bisogna della roccia come fondamenta per resistere alle intemperie, anche la crescita di un bambino ha bisogno di fondamenta solide date dall’amore, dall’ascolto, dalla presenza ferma degli adulti.

La famiglia e la scuola sono chiamate a costruire insieme queste fondamenta, un mattoncino alla volta, senza fretta e senza pretendere che tutto sia perfetto. Le difficoltà non mancheranno, proprio come le piogge e le piene della parabola. Ciò che farà la differenza sarà la solidità delle basi costruite nel tempo e la presenza di adulti capaci di sostenere, incoraggiare e accompagnare i bambini anche quando il cammino diventa faticoso.

A concludere l’incontro è stato l’ascolto della canzone di Fiorella Mannoia Che sia benedetta!, un momento di intensa partecipazione che ha invitato tutti a riconoscere il valore della vita, con le sue bellezze, le sue fragilità, le sue sfide e le sue infinite possibilità.

L’incontro del 22 ottobre ha rappresentato molto più della semplice presentazione di un programma didattico: è stato un invito a condividere uno sguardo educativo, a riconoscere le difficoltà senza sentirsi soli e a riscoprire la bellezza di crescere insieme.

Scuola e famiglia non sono due realtà separate, ma due fondamenta complementari di un’unica costruzione educativa. Quando dialogano, si ascoltano e collaborano, possono offrire al bambino un ambiente nel quale sentirsi accolto, riconosciuto e sostenuto.

La scuola si impegna a essere un luogo in cui ogni bambino possa sperimentare, sbagliare, riprovare e scoprire le proprie capacità, rispettando i suoi tempi e valorizzando la sua unicità. Allo stesso tempo, riconosce nella famiglia un interlocutore essenziale, con cui condividere domande, esperienze e responsabilità educative.

Perché crescere significa proprio questo: imparare che ogni errore può diventare un’occasione di apprendimento e che le fondamenta più solide si costruiscono attraverso gesti quotidiani di cura, pazienza e amore.

Un mattoncino alla volta, insieme, per accompagnare ogni bambino a diventare se stesso.

Federica Taccone